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AMARCORD
di Federico Fellini, Italia, Francia, 1974, 2h07
con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano
Restaurato da Cineteca di Bologna con il sostegno di yoox.com e il contributo del Comune di Rimini. In collaborazione con Cristaldifilm
GIOVEDÌ
16 Gennaio
18.00 Proiezione unica
€ 7,50 (intero)
€ 6,00 (ridotto)


CREDITS
Titolo Originale:
Amarcord
Regia:
Federico Fellini
Sceneggiatura:
Federico Fellini, Tonino Guerra
Fotografia:
Giuseppe Rotunno
Montaggio:
Ruggero Mastroianni
Musica:
Nino Rota
Scenografia:
Danilo Donati
Interpreti:
Bruno Zanin (Titta), Pupella Maggio (Miranda), Armando Brancia (Aurelio), Stefano Proietti (Oliva), Giuseppe Ianigro (nonno di Titta), Nandino Orfei (il “Pataca”), Ciccio Ingrassia (Teo), Carla Mora (Gina), Magali Noël (Gradisca), Luigi Rossi (l’avvocato), Maria Antonietta Beluzzi (tabaccaia), Josiane Tanzilli (Volpina).
Paese:
Italia-Francia/1974
Durata:
127 Min
Produzione:
Franco Cristaldi per F.C./P.E.C.F.
Distribuzione:
Fondazione Cineteca di Bologna
 

SCHEDA
A Borgo, un immaginario paesino della Romagna, tra il 1930 e il 1935, l'adolescente Titta cresce subendo condizionamenti dentro e fuori l'ambito domestico. Suo padre Aurelio è un piccolo impresario edile perennemente in discordia con la moglie Miranda; zio Pataca vegeta alle spalle dei parenti; zio Teo è ricoverato in manicomio; il nonno si gode egoisticamente una salute di ferro, non trascurando di prendersi delle libertà con la domestica. Nella cittadina emergono alcuni personaggi destinati a diventare parte dei ricordi adolescenziali di Titta: la "Gradisca", una procace parrucchiera; Volpina una ragazza un po' scema e priva di freni inibitori; una tabaccaia mastodontica, quasi mostruosa; un avvocato dalla retorica facile e magniloquente; Giudizio, il matto del villaggio; Biscein il bugiardo; il motociclista esibizionista e tutta una galleria di personaggi che, agendo nel mondo della scuola, della chiesa, e nelle feste fasciste, nelle celebrazioni folcloristiche o negli avvenimenti eccezionali, rivelano caratteristiche bislacche. Le stagioni trascorrono inesorabili, scandite dal cadere della neve o dalle "manine" staccatesi dai primi fiori primaverili. E' il momento di diventare grandi...

Esattamente vent’anni dopo avere raccontato la storia di una fuga dalla provincia in I vitelloni, l’autore ritorna in quel piccolo mondo, ricostruendo gli ambienti della sua adolescenza a Cinecittà e a Ostia. La famiglia che vediamo rievocata nel film è quella dell’amico d’infanzia Titta Benzi e intorno a lui pullula un’umanità descritta con tinte sanguigne e linee grottesche (soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, il clero e i gerarchi fascisti), con tenera sensualità (Gradisca) e un’ironia al tempo stesso affettuosa e graffiante. La vitalità delle figure che popolano il film (compresa l’emarginata ninfomane Volpina) cela una sotterranea, profonda malinconia. Il piccolo borgo romagnolo degli anni Trenta riassume una delle più penetranti immagini dell’Italia secondo Fellini: un piccolo mondo immaturo e conformista, succube di un regime becero e mistificatore, o tristemente impotente di fronte alle sue violenze.
 



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