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UN DIVANO A TUNISI
di Manele Labidi, Francia, 2019, 1h27
con Golshifteh Farahani, Hichem Yacoubi, Majd Mastoura Mastoura, Ramla Ayari
PREMIO DEL PUBBLICO - BNL PEOPLE'S CHOICE AWARD
ALLE XVI GIORNATE DEGLI AUTORI (VENEZIA, 2019).
MERCOLEDÌ
14 Ottobre
21.15 Proiezione unica
biglietto unico: € 6,00
VENERDÌ
16 Ottobre
15.30 Proiezione unica
*alle 15.30 prezzo speciale: € 5,50
SABATO
17 Ottobre
19.15 Proiezione unica
intero € 7,50 – ridotto € 6,00
DOMENICA
18 Ottobre
20.30 Proiezione unica
intero € 7,50 – ridotto € 6,00


CREDITS
Titolo Originale:
Un divan à Tunis
Regia:
Manele Labidi
Attori:
Golshifteh Farahani, Majd Mastoura Mastoura, Aïsha Ben Miled, Feryel Chammari, Hichem Yacoubi, Ramla Ayari, Moncef Anjegui.
Sceneggiatura:
Manele Labidi
Fotografia:
Lauren Brunet
Musiche:
Flemming Nordkrog
Montaggio:
Yorgos Lamprinos
Scenografia:
Mila Preli, Raouf Helioui
Costumi:
Hyat Luszpinski
Suono:
Olivier Dandré, Jérôme Gonthier, Rym Debbrarh-Mounir, Samuel Aïchoun
Paese:
FRANCIA - 2019
Durata:
87 Min
Produzione:
JEAN-CHRISTOPHE REYMOND PER KAZAK PRODUCTIONS. IN CO-PRODUZIONE CON ARTE FRANCE CINÉMA, IN COLLABORAZIONE CON DIAPHANA, MK2 FILMS
Distribuzione:
BIM DISTRIBUZIONE
 

SINOSSI:
Selma Derwich, psicanalista trentacinquenne, lascia Parigi per aprire uno studio nella periferia di Tunisi, dov'è cresciuta. Ottimista sulla missione, sdraiare sul lettino i suoi connazionali e rimetterli al mondo all'indomani della rivoluzione, Selma deve scontrarsi con la diffidenza locale, l'amministrazione indolente e un poliziotto troppo zelante che la boicotta. A Tunisi, dove la gente si confessa nelle vasche dell'hammam o sotto il casco del parrucchiere, Selma offre una terza via, un luogo protetto per prendersi cura di sé e prendere il polso della città.

RECENSIONE:
«Disorientata come la sua psicanalista davanti a un paese in mutazione, la regista sceglie la commedia e si confronta con le barriere culturali di una comunità che si dimostra scettica verso la pratica analitica.
La prima qualità di 'Un divano a Tunisi' è proprio la scelta di affrontare il suo soggetto col sorriso. Manele Labidi comprende tutto il potenziale comico della situazione e la dimensione assurda di una società schizofrenica che rifiuta un aiuto psicologico. La comicità affiora a ogni seduta, provocando scene esilaranti e collezionando una galleria di ritratti irresistibili» (Marzia Gandolfi, "MyMovies.it")
 


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