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OMAGGIO AD AGNÈS VARDA
EVENTO ANNULLATO
Una voce unica nel coro nouvelle vague, prima regista donna a ricevere un Oscar alla carriera. Nata fotografa, Varda per oltre settant’anni ha girato film con lo stesso contagioso piacere, senza distinzioni tra generi, formati, durate, fiction o verité. Un cinema in prima persona, singolare, fatto di di luoghi, di strade, di attese, lo sguardo che si fa all’occorrenza femminista e sociale, senza perdere in libertà poetica. Una grande signora del cinema che negli anni ha portato sullo schermo i volti, le vite, i pensieri di tante altre donne, sempre ascoltando la loro ‘voce’ e la propria volontà di autrice, senza cedimenti a nessun vincolo esterno.
 

Giovedì 5 marzo 2020
ore 15.30
Venerdì 6 marzo 2020
ore 17.30
VARDA PAR AGNÈS
di Agnès Varda, Francia, 2019, 1h55
Versione in lingua originale
con i sottotitoli in italiano.

“Nel 1994, in coincidenza con una retrospettiva alla Cinémathèque française, ho pubblicato un libro intitolato Varda par Agnès. Venticinque anni dopo, lo stesso titolo viene dato al mio film fatto di immagini in movimento e di parole. Il progetto è lo stesso: fornire le chiavi della mia opera. Il film si divide in due parti, una per secolo. Il Ventesimo secolo va dal mio primo lungometraggio La Pointe courte nel 1954 all’ultimo del 1996, Cento e una notte). Nel mezzo ho girato documentari, film, sia lunghi che brevi. La seconda parte inizia nel Ventunesimo secolo, quando le piccole cineprese digitali hanno cambiato il mio approccio al documentario, da Les Glaneurs et la glaneuse nel 2000 a Visages, Villages diretto con JR nel 2017. Ma in quel periodo ho creato soprattutto installazioni d’arte, i Triptyques atypiques, le Cabanes de Cinéma, e ho continuato a fare documentari, come Les Plages d’Agnès. Tra le due parti c’è un piccolo promemoria della mia prima vita di fotografa. […] Potremmo chiamarla ‘lezione magistrale’, ma non mi sento una maestra e non ho mai insegnato. Non mi piace l’idea. Non volevo farne una cosa noiosa. Così si svolge in un teatro pieno di gente, o in un giardino, e cerco di essere me stessa e di trasmettere l’energia o l’intenzione o il sentimento che voglio condividere. È quello che chiamo ‘cinescrittura’, in cui le scelte partecipano a qualcosa che si chiama ‘stile’”. (Agnès Varda)
 

Giovedì 5 marzo 2020
ore 21.15
CLÉO DALLE 5 ALLE 7
di Agnès Varda, Francia, 1962, 1h30
Versione in lingua originale
con i sottotitoli in italiano.

Due ore di tempo (quasi) reale per conoscere Cléo, graziosa, capricciosa, narcisista chanteuse parigina, una convinta che "essere brutte è come essere morte". Alla vera mortalità la confronta l'attesa di un responso radiologico, mentre una Parigi-verité le scorre intorno. Risposta matura, e femminile, ai tanti ritratti di donna godardiana.
 



Giovedì 16 aprile 2020
ore 15.30/21.15
I FIGLI DELLA VIOLENZA
di Luis Bunuel, Messico, 1950, 1h21
Versione in lingua originale con i sottotitoli in italiano.

Luis Buñuel riuscì a scomparire dalla storia del cinema dopo aver creato due scandalosi film surrealisti e un documentario girato in una delle zone più povere della Spagna. In Messico ricevette poi l'incarico di girare in velocità due film d'intrattenimento a basso costo. Nei successivi tre anni senza impiego studiò attentamente Città del Messico e decise di concentrarsi sulle condizioni dei bambini abbandonati. Los olvidados, ‘i dimenticati', sono gli abitanti delle bidonvilles che la metropoli genera, metastasi di desolazione cieca, in cui anche i bambini sono condannati alla violenza e all'odio. Non c'è niente di ovvio nel modo in cui Buñuel racconta la povertà. Basò il film su osservazioni dirette e documenti ufficiali, ma sfidò il neorealismo ritraendo i suoi protagonisti come figure complesse guidate dai propri impulsi inconsci. Scrive Julio Cortázar: “L’idea generale di I figli della violenza non passa e non vuol passare per una secca denuncia. Buñuel o l’antipatetismo. [...] Qui i ragazzi muoiono per le bastonate e senza perdita di tempo, si perdono nelle viuzze senza altri averi che un talismano al collo e volutamente, affinché noi sentiamo la nostra estraneità responsabile”.
 



Giovedì 7 maggio 2020
ore 15.30/21.15

VELLUTO BLU
di David Lynch, Usa, 1986, 2h00
Versione in lingua originale con i sottotitoli in italiano

L’apertura del nuovo cinema di Lynch. Comincia così, dentro a un orecchio abbandonato per strada, l’avventura più personale del cineasta. La provincia statunitense, come congelata agli anni Cinquanta, contiene indicibili perversioni e altrettante innocenze. I due mondi si guardano e non chiudono mai gli occhi davanti all’orrore. Persino Isabella Rossellini viene travolta dal mostruoso. Velluto blu è un saggio sugli Usa in forma di incubo senza logica. Il capolavoro di Lynch. Blue Velvet è una canzone di Bobby Vinton scritta negli anni Cinquanta, che io ho scoperto e amato negli anni Sessanta. Una canzone che mi ha ispirato un certo stato d'animo. Quanto al velluto è un materiale straordinario, sensuale, ricco, pesante... quasi organico.
 



Biglietto: 7,50€ /6,00€
 
 

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